Traversella e Brosso, geomateriali come risorsa per lo sviluppo dell’umanità

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Traversella e Brosso sono tra le più importanti località estrattive e mineralogiche storiche del Piemonte. Si tratta di siti di elevato valore scientifico e di alto interesse per gli appassionati mineralogisti: eccellenti campioni provenienti da queste miniere sono infatti esposti in musei di tutto il mondo.

Il progetto in corso intende valorizzare le due aree minerarie dismesse, mettendo l’accento sulla realtà legata alle miniere (siti di estrazione, gallerie, impianti di trattamento, impianti di trasporto, edilizia e archeologia industriale ecc.) e sull’impatto sociale ed economico che queste attività hanno avuto sul territorio.

Traversella è stata un’importante località estrattiva a livello nazionale, almeno dalla fine del Medioevo sino al 1971, quando l’ultima proprietà (FIAT) decise di interromperne l’attività. Inizialmente, l’estrazione del ferro avveniva solo durante i periodi di scarsa attività agricola. A partire dal 1700, con l’evolversi dell’importanza della siderurgia, le attività di sfruttamento si intensificarono e si venne a creare una varietà di specializzazioni che diede origine a un nuovo tessuto sociale ed economico nella vallata, permettendone la sopravvivenza.

Il sito mantiene tuttora una rete di gallerie minerarie molto estesa, solo in parte visitabile, e una notevole quantità di edifici esterni, restaurata o in corso di restauro grazie all’attività di un efficiente gruppo di appassionati (Gruppo Mineralogico Valchiusella), che opera di concerto con il Comune di Traversella.

La località è nota per il ritrovamento di campioni di eccezionale bellezza di specie come la magnetite, la pirite, la dolomite, il quarzo (anche ametista), la scheelite. Attualmente le specie riconosciute presenti in loco sono più di cento, e il numero aumenta con la scoperta di specie rare.

Brosso deve la sua importanza all’estrazione della magnetite avvenuta fino al 1700. Successivamente, si iniziò a estrarre la pirite, utilizzata per la produzione del solfato di ferro (vetriolo verde) e dell’acido solforico (vetriolo o olio di vetriolo). L’impatto della realtà mineraria sulla zona di Brosso e di tutto il basso Canavese è notevole: a partire dal 1700 le miniere davano lavoro a decine di persone in stabilimenti situati in località vicine. Nella zona rimangono tuttora svariate decine di chilometri di gallerie, forni e apparati di lavorazione.

Documenti risalenti all’XI secolo attestano la proprietà delle coltivazioni di Brosso ai Conti di San Martino. L’ultimo proprietario (La Società Montecatini) decise di chiudere le lavorazioni nel 1964, nonostante la miniera non fosse del tutto esaurita.

Dal punto di vista mineralogico, Brosso si distingue per i notevoli campioni di galena e di barite, nonché per vari borati come la ludwigite, la szabelyte, la canavesite (di cui è località-tipo e unica). Eminenti studiosi ottocenteschi, come lo Struver, scrissero importanti trattati sulle forme e sugli abiti di minerali come la pirite di Brosso.

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